domenica 7 giugno 2020



Il Francesino




Nel periodo dell’attività partigiana in questo territorio e anche dopo la sua morte  “ il Francesino “ era conosciuto solo con questo soprannome.  Il suo nome è Gino Collarini, figlio di Enrico,  era nato in Francia, a Thil, nel 1925. Era con i patrioti ed è elencato come partigiano nei documenti del CLN di Nocera Umbra. Fu fucilato nel paese di Collecroce il 17 aprile del 1944. Sul monumento  eretto nel 1988 nel paese montano di  Collecroce  si legge il suo vero nome, mentre sulla lapide del cimitero di Nocera è elencato solamente come “Il Francesino”.
Giacinto Cecconelli racconta : “ Quando sono stato avvertito, non sapendo della portata di questa aggressione dei tedeschi, di questo rastrellamento, ho preso il gruppo che avevo a Mosciano e siamo andati su di corsa verso Collecroce con l’intenzione di attestarci sulla salita  pensando di prenderli d’ infilata. Sennonché  i tedeschi avevano fatto prima di quanto pensassi, quando siamo arrivati lì c’erano già loro e sono stati loro che ci hanno attaccati; vicino a me è morto uno che gli dicevano  Il Francese, che tenevo come portaordini.”
E come spesso  avviene qui le testimonianze sono discordanti. Don Alfonso Guerra, parroco di Mosciano, nel suo rapporto dice testualmente : “ Intanto arrivano 4 tedeschi che conducono avanti il capitano un giovane partigiano del comune di Gualdo Tadino,  conosciuto qui solo col titolo di  Francesino, chiamato così perché cresciuto in Francia e da poco rimpatriato, il suo accento era spiccatamente francese: L’ hanno catturato lungo la strada Collecroce-Mosciano in località Fosso la Penna. Viene immediatamente fucilato sotto lo sguardo di tutti, innanzi la porta di casa Berardi.” Dunque  non  cadde colpito vicino a Ceccconelli, ma venne catturato e condotto su a Collecroce. Certamente  a distanza di molti anni  il capo partigiano Cecconelli non ricorda con precisione il fatto, uno dei tanti.
Dal racconto di  Leni ( Ennio Leonardi) si apprende che il Collarini era con il gruppo che saliva sulla collina, che dovrebbe essere il Monte Mosciano : “Mentre noi andavamo per la corta così, il Francesino andò più basso e nessuno gli disse niente; certo lui   credeva che noi  andavamo a fare fronte ai tedeschi; però quando i compagni videro che non si poteva far fronte incominciarono a scappare. Io mi accorsi ultimo ché  seguia lo zapato (la tracce delle scarpe). Allora lo seguii. Il  Francesino non lo vidi più.  Per questo si dice che lo presero e lo fucilarono.  Lui si divise,   pensò che  andavamo giù verso i tedeschi.”
 Si racconta  che dopo la fucilazione un uomo della zona non perse  tempo a prelevare le scarpe del caduto, che a quei tempi era un bene quasi prezioso.
Fabrizio Bicchielli  (coautore del libro “La grande guerra dei gualdesi”) fornisce le seguenti informazioni.“La lapide posta nella piazza centrale nell’immediato dopoguerra, fu realizzata per commemorare i partigiani di Gualdo fucilati dai nazi-
fascisti.  In questa, Collarini Gino venne completamente ignorato. La causa è dovuta al fatto che lo stesso era pressoché  sconosciuto nel paese . La sua famiglia rientrò a Gualdo Tadino, dalla Francia, nel 1942, andando ad abitare in frazione Voltole, in località Monte Maggio, per poi trasferirsi in località Grello, e di fatto non appartennero mai alla comunità gualdese, anche a causa della loro  disastrosa condizione. “
 In una relazione del 1944  così  viene descritta la situazione della famiglia: “ Il Collarini Enrico, capofamiglia, non è nelle sue piene capacità mentali tanto che è stato ricoverato anche al manicomio. La Mangin Maria per le percosse avute dal marito è diventata sorda ed è priva di denti, e non è nelle sue piene facoltà mentali, ché due mesi orsono si meravigliò di aver dato alla luce un bimbo che, lasciato in una cassetta, morì di fame e di stenti. La famiglia fino ad oggi è vissuta in una capanna, dormendo su della paglia essendo priva di letti, materassi, coperte, lenzuola, vestiti “.
Continua Bicchielli : “ Gino, il figlio più grande, probabilmente, sin dal rientro dalla Francia, avrebbe cercato pane e lavoro a Nocera Umbra, per questo motivo è dimenticato anche nelle memorie dei gualdesi che hanno scritto le varie vicende legate alla resistenza.  Il tutto è reso ancora più problematico dalla dispersione della famiglia avvenuta nel dopoguerra.  Per interessamento del Comitato di Liberazione Nazionale, Collarini Enrico venne trasferito al manicomio di Perugia, dove morì nei primi anni ’50,  Maria Mangin  morì anche essa nello stesso periodo all’ospizio di Gualdo Tadino. Le sorelle di Gino, Josette, Maria Luisa e Teresa, dopo un iniziale trasferimento all’ospizio e all’ospedale, nell’ottobre del 1953 furono affidate al giudice tutelare. In seguito Teresa fu adottata e si trasferì a Roma. Di Maria Luisa non si hanno più tracce, se non il cambio di residenza a Nocera Umbra il 28.8.1952, prima dell’affidamento al giudice tutelare, mentre l’ultima traccia di Josette riguarda un trasferimento in Francia in data  15.7.1960. Il fratello Francesco, invece, si trasferì a Nocera Umbra il 16 agosto 1946.”
Il paese di Collecroce negli anni Novanta
 
Una donna  di Sorifa  (nata nel 1926) racconta  alcuni particolari sul giovane,  che  aveva conosciuto poiché questi frequentava quel paese insieme a un folto gruppo di partigiani.  Il ragazzo vestiva abbastanza elegante, aveva un bell'aspetto  e sembrava ben nutrito.  Si vedeva che era un forestiero. Passato il fronte, la madre  venne a Sorifa per avere qualche notizia del figlio ucciso.  Fu indirizzata presso quella ragazza di diciotto anni, che Gino aveva  un poco corteggiato durante quell’ inverno  del 1944.  La donna dice che la madre del giovane  vestiva in un modo normale, seppure in modo un po' antiquato. Racconta inoltre che una volta lei  provò a cucinare delle frittelle per offrirle a quel giovane partigiano, ma quei dolci non  le vennero bene e allora dovette rinunciarvi . Dopo la morte di Gino, sulla tomba comune al cimitero di Nocera, cercò di apporre una crocetta di legno e  di scrivervi  il nome per poterlo individuare ,  ma non conosceva il  suo  esatto cognome . Crede di ricordare  che  la salma fu poi  trasferita, quindi la sua tomba  ora dovrebbe trovarsi nel cimitero comunale di Gualdo Tadino.


                                        

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